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    August 03

    Hanry Danton (24)

    Il temporale era finito da poco e così, una volta asciugati i nostri vestiti, salutammo il cordiale e simpatico ospite e andammo via. Aquila nera ci aveva raccomandato di spargere la voce della prossima apertura del suo Pub, una volta tornati a Piramid e, scherzando, aveva affermato che non gli sarebbe dispiaciuto che io facessi pubblicità anche a New York.

    Sperava che anche da lì giungessero miriadi di clienti vogliosi di unirsi al progetto più ambizioso degli ultimi tempi; come lui diceva: “L’evento pacificatore del secolo tra indiani e bianchi”.

    Aveva procurato una quantità enorme di cassette che parlavano della storia americana e, le avrebbe fatte girare in continuazione sullo schermo di una tv collegata ad un sofisticato sistema di mixaggio video automatico, per tutto il tempo che il pub sarebbe rimasto aperto; diceva che anche gli americani più patrioti, avrebbero appreso tante cose sull’America che non conoscevano ancora e, dicendolo, aveva riso divertito…..

    Arrivammo alla fattoria verso le 13 e 30 e andammo subito alla scuderia per far riposare i cavalli, stanchi della gran corsa che avevano fatto. Ramon era ancora lì in attesa del nostro ritorno e, non appena ci vide ci venne incontro. Blonde s’informò com’era andata la giornata e come stessero i cavalli. L’uomo la tranquillizzò, spiegandosi con il linguaggio dei muti, che tutto era stato tranquillo e senza nessun tipo di problema.

    Arrivati in casa, Blonde andò a cambiarsi d’abito e io attesi in cucina il suo arrivo, trepidante di rivederla.

    Non appena ritornò, rimasi a bocca aperta: era stupenda nel suo abito bianco e, incantato e sempre più pazzo di lei, seppi dire a malapena “Sei bellissima!”.

    Lei mi sorrise mentre si aggiustava i capelli che aveva sciolto sulle spalle e avvicinandosi a me esclamò: <<perché non ti cambi d’abito anche tu e poi torni per la cena?>>.

    Risposi, che non avevo portato altri vestiti con me e che pensavo di tornare subito a New York, ma lei insistette perché io rimanessi almeno per quel giorno e che partissi l’indomani; non seppi dire di no e accettai volentieri, in fondo, pensai: “Lì non mi aspetta nessuno e anche quello che io ritenevo un amico era in realtà un traditore farabutto”.

    Blonde fu felice della mia scelta e, raggiante, incominciò a preparare la cena.

    I miei occhi non si volevano staccare da lei, ogni suo movimento era così bello e attraente che non potevo distoglierne lo sguardo. Ripensai alle parole di madame Whitney che mi dicevano che Dio aveva permesso che mia moglie mi abbandonasse così all’improvviso, senza un motivo ben preciso, solo per farmi incontrare quella stupenda donna. In effetti, ero felice adesso di stare vicino a lei, e avrei voluto che la giornata non finisse mai.

    Nel frattempo che buttava giù gli spaghetti italiani, fatti arrivare da Reno, nella pentola ormai bollente, Blonde incominciò a raccontare come aveva conosciuto Aquila nera e, come questo fosse stato di piacevole compagnia quando lavorava in fattoria per suo padre. La sua curiosità, del mondo che lo circondava e l’amore per le cose tecnologiche, lo portava in continuazione a guardare la tv e a parlare di ciò che vedeva, pensando che le immagini fossero veramente all’interno di quella scatola, come lui usava chiamarla.

    Mi raccontò che in soli sei mesi aveva già imparato benissimo l’inglese e conosceva più posti dell’America lui che un atlante geografico. Alla fine era voluto partire per vedere quei posti e fare fortuna.

    Inoltre, era stato proprio lui a farle conoscere la tribù della riserva e a chiedere aiuto allo stregone quando suo padre si era gravemente ammalato e gli era molto riconoscente per questo. Sedendosi a tavola, dopo aver servito gli spaghetti più appetitosi che avessi mai odorato, aveva aggiunto che Aquila nera era la persona cui voleva più bene dopo la signora Whitney. Il pranzo fu molto piacevole e spensierato e Blonde era felice che io fossi lì con lei, e si estasiava nel prospettarmi tutti i progetti sulla fattoria, la casa e i suoi cavalli.

     

    Non ebbi nemmeno l’assillo di ciò che mi aveva detto Madame Whitney: in quel momento, l’uno di fronte all’altra mentre mangiavamo e l’ascoltavo parlare, era Blonde al centro di tutti i miei pensieri e, per nulla al mondo, avrei sciupato quella magica atmosfera.